È una strana processione quella dei 5 uomini, tutti con ferite d’arma da taglio al volto, che qualche mese fa ha animato il pomeriggio dell’ospedale San Giovanni Bosco. Non sono arrivati insieme ma alla spicciolata, a intervalli irregolari. Forse, in questo modo, speravano di passare inosservati, senza attirare l’attenzione dei poliziotti del presidio. Non ci riescono. Allora scatta il piano “B”. Agli agenti che li interrogano, riferiscono tutti la stessa storia ossia che sono stati vittima di un tentativo di rapina. Cambia solo l’oggetto del contendere. Una volta è uno scooter, l’atra un Rolex, un’altra ancora il giubbino firmato. C’era qualcuno con loro? No, erano assolutamente soli. Hanno riconosciuto gli aggressori? No, mai visti prima.
I poliziotti hanno capito subito che era una balla clamorosa, raccontata per nascondere altro ma sanno anche che possono farci poco. I “feriti” conoscono la legge. Sanno che un’accusa di favoreggiamento è più lieve di una di associazione per delinquere. Soprattutto, però, sanno che, mentendo, eviteranno che le forze dell’ordine mettano il naso nei loro affari e in quelli del clan. Sì perché i 5 non sono cittadini comuni, ma affiliati ai Di Lauro di Secondigliano e, come facile intuire, non sono stati vittime di un tentativo di rapina ma di un’azione punitiva organizzata dagli “scissionisti”. Continue reading ‘La punizione – di Luigi Sabino’






























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