Perché parlare di mafia nel nostro Paese è così difficile? Perché si rischia di essere fraintesi, strumentalizzati o persino minacciati? Perché il fronte della lotta alle mafie non sempre riesce ad avere la compattezza necessaria, unendo politica, magistratura, associazioni, mondo della cultura, dell’informazione? Dopo la polemica tra il ministro Maroni e Roberto Saviano, momentaneamente placatasi con un ragionevole armistizio, abbiamo cercato di approfondire domande che restano ancora aperte, sullo sfondo. Con un editoriale che trovate nella rubrica “Gli analfabeti” e con un’intervista a Marcello Ravveduto, storico e giornalista, curatore del libro “Strozzateci tutti“, raccolta di articoli di ventitre giornalisti meridionali uniti dall’impegno antimafia.
Il titolo del libro è la risposta a una frase pronunciata dal premier nel 2009: “Se trovo chi ha fatto le nove serie della Piovra e chi scrive i libri sulla mafia che vanno in giro in tutto il mondo a farci fare una bella figura, giuro che li strozzo”. Perché avete ritenuto di dover rispondere?
«Abbiamo voluto dare al premier una risposta prima di tutto civile. La nostra presa di posizione non ha infatti nulla a che vedere con la politica intesa in senso “partitico”: il presidente del consiglio poteva appartenere a qualsiasi schieramento, quelle dichiarazioni erano e restano tuttora gravi, inaudite. Non c’è nessun capo del governo in nessun Paese del mondo che si permette di attaccare in questo modo chi fa cultura sul tema delle mafie. Il presidente del consiglio, con le sue parole, ha cercato di isolare chi scrive, chi fa il cineasta o chi fa documentari, mettendo all’angolo tutto il mondo della cultura antimafia. Allo stesso tempo, però, non possiamo dimenticarci che il giorno successivo alle dichiarazioni nessuno della classe politica del Paese ha risposto o preso posizione a tutela di chi scrive contro le mafie. Gli unici che si sono fatti sentire sono stati Michele Placido, Remo Girone e Carlo Lucarelli, perché tirati in ballo. È evidente che questo silenzio non era tollerabile. Così ci siamo incontrati, arrivando da diversi mondi, dal giornalismo alla ricerca universitaria, dall’insegnamento al lavoro nel pubblico, e ci siamo detti: a questo punto dobbiamo farci “strozzare” tutti». Continue reading ‘“Mafia, quelle domande sospese” – Intervista a Marcello Ravveduto’


























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