Strozzateci tutti
— il nostro blog—
È novembre, il giorno 28, l’anno 2009, il Premiere si pavoneggia tra i pdl boys ad Olbia. All’improvviso corrugando l’immarcescibile sorriso sbotta: «Se trovo quelli che scrivono libri di mafia e vanno in giro in tutto il mondo a farci fare così bella figura, giuro che li strozzo». Applausi dalla platea.
15 dicembre, stesso anno, Napoli. Ci contiamo. Siamo ventitrè. Donne ed uomini. Ci siamo incontrati con naturalezza dopo un scambio di mail. Un tam tam virtuale. Un richiamo “ancestrale”. Chiusi in una stanza, quasi carbonari, ci guardiamo negli occhi. C’è allegria ma questo non vuol dire che non siamo preoccupati. Proveniamo da diverse esperienze: dal giornalismo, dall’università, dall’associazionismo e da sperimentazioni letterarie. Precari, ma determinati. Tutti abbiamo alle spalle, anche i più giovani, prove di scrittura su mafia, ‘ndrangheta e camorra. Alcuni di noi sono rappresentativi di un impegno civile quotidiano, calato nella dimensione professionale.
Qualcuno sbotta: «Che si fa?» La risposta è immediata e contemporanea: «Bhè, allora dovrà Strozzarci tutti!». Risate collettive e applausi.
Il nostro progetto propone una risposta composita e articolata alla composita ed articolata fenomenologia delle organizzazioni criminali. L’intento è mettere a disposizione dei lettori una osservazione partecipata che nasce dal confronto quotidiano, un’analisi del prisma mafioso che si declina in ambienti, territori e professioni eterogenee. Una comune volontà che ci spinge ad indagare i fattori di ordine materiale e culturale, il senso comune dei fenomeni, i riflessi psicologici, la costruzione di mentalità stratificate e le risorse a cui attingere per liberare le coscienze e i corpi dalla costrizione mafiosa.
Vogliamo cogliere l’occasione che Alberti ci offre coltivando sul “terreno” del web, oltre che il classico campo di coltura cartacea, la nostra vocazione alla libertà.
Strozzateci tutti è un’antologia sulle mafie ma potrà essere anche un blog/collana editoriale in cui i diversi modi della intermedialità (foto, video, docu-film, inchieste, saggi, comemnti, riflessioni estemporanee, forum comunitari, e-book), consentiranno alla specificità di un linguaggio di esprimere una contaminazione mediale della scrittura che affronta il dettaglio, lo vive e non se ne distacca. Una voce composita che non va di fretta per imporsi e dimostrare di sapere, ma che si fa forte e si confronta con i propri dubbi e le molte domande. Un sapere in itinere, in corso d’opera che non si colora di assunti professorali o taumaturgici, ma che si plasma di diversità e incontro. Oggi più che mai è necessario affrontare l’approfondimento tematico sulle mafie costruendo un’asse di continuità tra cultura analogica e digitale. Recenti inchieste mostrano come la mentalità mafiosa stia invadendo i social network (Youtube, Facebook) con l’esposizione di testi, video, immagini e suoni che alimentano nel circuito virtuale un giustificazionismo qualunquistico».
Strozzateci tutti
Il blog
19 luglio 2010.




























ke problema c’è con la mafia??? ci sono io!!!
finalmente si è dichiarato!!!