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Forcella: l’impalcatura di Nunzio Giuliano – di Pietro Nardiello


Pietro Nardiellodi Pietro Nardiello
Forcella: l’impalcatura di Nunzio Giuliano

La criminalità organizzata controlla il territorio grazie alla propria forza militare, oppure attraverso una capillare oppressione delle attività economiche esigendo il racket, offrendo prestiti usurai oppure penetrando nell’economia legale piazzando sul mercato tutta una serie di prodotti, soprattutto generi alimentari, che si “consiglia” ai negozianti di vendere sbaragliando, così, ogni forma di concorrenza. C’è poi lo spaccio di sostanze stupefacenti, il contrabbando di sigarette, la prostituzione, il controllo delle slot machine e l’inquinamento dell’economia sociale.

Si tratta, in quest’ultimo caso, di una fetta di mercato molto ambita che vede da alcuni anni la creazione ad hoc di cooperative che si accaparrano appalti e tanto denaro pubblico. Offrono servizi di assistenza per anziani, servizi scolastici e tante altre attività che i comuni appaltano a enti esterni.

A Napoli, poi, i clan della camorra non hanno un controllo del territorio molto esteso, delimitano i confini al proprio quartiere-stato da dove stipulano importanti alleanze con le altre famiglie della città prima e della regione poi. Da qui ogni famiglia cerca di accrescere il consenso tra la “propria” gente diventando, per loro, anche l’unica risposta lavorativa per chi decide o è indotto, per mancanza di opportunità, a chiedere un lavoro all’ufficio di collocamento della camorra.

Ma ai boss, ai capi zona, spesso, vi si rivolge anche per altro, per recuperare, ad esempio, la propria autovettura che qualcuno ha rubato o per impedire ulteriori furti negli appartamenti di quel vicolo. Insomma agli occhi della gente del quartiere-stato il boss rappresenta, per l’immaginario collettivo, colui che garantisce nelle immediate vicinanze della propria abitazione la pace sociale.

A questo punto è giusto citare Isaia Sales il quale, a ragione, sostiene che “se le mafie durano da tanto tempo è perché riscuotono consenso proprio tra i non camorristi. Oltre alle relazioni politiche, istituzionali ed economiche esse ne tessono altre di carattere sociale e culturale che interessano poco a chi affronta questo argomento”.

In quest’intreccio di relazioni ciò che si evince e che a Napoli, o nella vasta terra di camorra tutto si affronta e gestisce in nome dell’emergenza senza programmare la quotidianità.

Adesso focalizziamo l’attenzione, solo per fare un esempio, su Forcella quello che fu il quartiere-stato della famiglia Giuliano. In quelle strade, dove manca un tessuto commerciale legale vero e proprio, Ascom e Confcommercio non riescono a compilare un elenco delle attività presenti mentre l’usura ha superato da tempo la soglia di allarme e il denaro viene venduto anche porta a porta.

Qui all’indomani dell’assassinio di Annalisa Durante l’indignazione fu molto forte, immediatamente l’attenzione mediatica si accorse, nuovamente, della casbah napoletana mentre le istituzioni pensarono di cavalcare l’emozione e farne una passerella. Tutti, però, dimenticarono che in questi territori le tragedie a distanza di anni si ripetono dimostrando la vera anima gattopardesca di questo Paese.

A Forcella, infatti, il 14 giugno del 1975 durante un duello di fuoco tra Nunzio Giuliano e Vincenzo Mazzarella, le stesse famiglie protagoniste anche in occasione dell’assassinio di Annalisa Durante, che decisero di regolare così un litigio nato a seguito di un incidente stradale, perse la vita Maria Rosaria Avagliano che si trovava sul balcone di casa. Anche in quel caso, spenti i riflettori, dopo la morte di un’innocente tutto ritornò come prima.

A questo punto è logico chiedersi come si potrebbe minare quell’intreccio, che ben argomenta Sales, e che sembra ormai indissolubile formatosi tra boss e non camorristi. Lo Stato, le istituzioni potrebbero partire proprio eliminando quei simboli che quotidianamente dimostrano che “in fondo la camorra serve qualcosa”.

Sempre a Forcella in vicolo Scassacocchi le scale di un palazzo dal 1980 sono ancora sostenute, perché pericolanti, da un’impalcatura fatta collocare da Nunzio Giuliano fratello del boss Luigi.

Trent’anni e nessun intervento. In fondo la camorra da queste parti serve proprio a qualcosa.

Pietro Nardiello
StrozzateciTutti.info

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