il nostro impegno civile contre le mafie



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il nostro regalo di compleanno
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Monthly Archive for settembre, 2010

“STROZZATECI TUTTI” IL LIBRO – Il nostro impegno civile contro le mafie

STROZZATECI TUTTI
Ventitré scrittori del Sud uniti dall’impegno antimafia

«Se trovo quelli che scrivono libri di mafia
e vanno in giro in tutto il mondo a farci fare così bella figura,
giuro che li strozzo»
. Silvio Berlusconi


Gli autori:
Giovanni Abbagnato , Massimiliano Amato, Vincenzo Ammaliato, Anna Bisogno, Alessandro Chetta, Corrado De Rosa, Bruno De Stefano, Emiliano Di Marco, Raffaella Ferrè, Serena Giuntam, Andrea Meccia, Antonella Migliaccio, Giorgio Mottola, Iolanda Napolitano, Pietro Nardiello, Sergio Nazzaro, Claudio Pappaianni, Carmen Pellegrino, Francesco Piccinini, Marcello Ravveduto, Gianni Solino, Nello Trocchia, Francesca Viscone.

a cura di Marcello Ravveduto
Prefazione di Marco Travaglio (leggi)

{Aliberti editore – 30 settembre 2010}

«Se Berlusconi pensava di strozzarne uno per educarne cento, ora ha trovato almeno ventitré scrittori che lo sfidano a strozzarli tutti insieme. Non sarà facile, l’unione fa la forza».
Marco Travaglio Continue reading ‘“STROZZATECI TUTTI” IL LIBRO – Il nostro impegno civile contro le mafie’

STROZZATECI TUTTI – La prefazione di Marco Travaglio

“Strozzateci tutti” (Aliberti editore) – La prefazione di Marco Travaglio.
Il libro esce in libreria giovedì 30 settembre 2010.

«Le dichiarazioni di Silvio Berlusconi sulla mafia, si ispirano a modelli illustri. Il boss Luciano Liggio, intervistato da Enzo Biagi per Rai1 il 20 marzo 1989, argomentò:

«Quando il giudice mi ha interrogato mi sono accorto che mi trovavo di fronte a un ammalato. Se dietro a varie scrivanie dello Stato ci sono degli psicotici la colpa non è mia. Perché non fanno delle visite adeguate a questa gente prima di affidare loro un ufficio?».

Non poteva immaginare, il boss corleonese maestro di Riina e Provenzano, che 14 anni dopo, parlando dei giudici d’appello di Palermo che avevano ritenuto Giulio Andreotti colpevole di mafia fino al 1980 (reato commesso, ma prescritto), un presidente del Consiglio avrebbe dichiarato, sulla sua scia, al quotidiano britannico “The Spectator”:

«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perché lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato,  devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro, è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana». Continue reading ‘STROZZATECI TUTTI – La prefazione di Marco Travaglio’

La camorra di Zuccherino – di Marcello Ravveduto

Marcello Ravvedutodi Marcello Ravveduto
La camorra di Zuccherino

Il Fatto QuotidianoZuccherino. Cosa pensate leggendo questo nome. A me viene in mente il film Febbre da cavallo e la manie per le scommesse ippiche. Invece no, è il nome d’arte di un giovane neomelodico dell’hinterland campano, Alfonso Manzella. Poco più che ventenne si è già distinto nel panorama musicale di genere con canzoni come ‘O Pentito e Nu male guaglione. Nella prima inveiva contro il collaboratore di giustizia che aveva fatto arrestare il fratello maggiore, boss della camorra, giurando vendetta; nella seconda dopo aver comunicato alla madre di un amico l’arresto del figlio cerca di giustificare, con il solito orgoglio dei marginali, la vita dei giovani delinquenti, destinati ad ingrossare l’esercito criminale.

Il “neorealismo” delle sue interpretazioni è assoluto: nel febbraio 2008 viene arrestato a Salerno dagli agenti della squadra mobile mentre stazionava nei pressi di una banca a bordo di una motocicletta in compagnia di un minorenne con una pistola, calibro 7,65 e matricola abrasa, e dei passamontagna. Continue reading ‘La camorra di Zuccherino – di Marcello Ravveduto’

Napoli, la festa di Camorra – di Claudio Pappaianni e Andrea Postiglione (L’Espresso)

Domenica scorsa nel quartiere Barra due clan hanno suggellato l’alleanza in pieno giorno, in mezzo alla gente, durante una manifestazione tradizionale in piazza. E dal palco hanno esaltato un boss di Scampia.

Un patto tra clan siglato alla luce del giorno, nel pieno di una festa popolare. È quello che è successo a Barra, quartiere di Napoli, dove domenica scorsa si è celebrata la tradizionale Festa dei Gigli.

Dal palchetto di uno degli obelischi di legno e cartapesta, ripetuti sono stati gli omaggi all’indirizzo di Arcangelo Abete, boss considerato uno dei fondatori del gruppo dei cosiddetti ”Scissionisti” di Scampia, protagonisti della famigerata faida che ha insanguinato le strade del capoluogo campano tra il 2004 e il 2005. Continue reading ‘Napoli, la festa di Camorra – di Claudio Pappaianni e Andrea Postiglione (L’Espresso)’

C’era una volta… La legge contro l’usura – di Bianca La Rocca

di Bianca La Rocca*
C’era una volta… La legge contro l’usura

Sono passati più di quattordici anni da quando, quel 28 febbraio 1996, Il treno contro l’usura si materializzò a Piazza Montecitorio, davanti alla Camera dei Deputati. Una riproduzione in cartone, naturalmente, ma del tutto simile a quello che per una settimana aveva attraversato l’Italia, da Palermo a Milano, per chiedere una nuova legge che contrastasse, con più efficacia, l’odioso reato di usura.

Quel giorno, sebbene il Parlamento fosse già stato sciolto e incombevano le elezioni anticipate, la Camera si riunì in una seduta straordinaria e approvò, quasi all’unanimità, il provvedimento. Così l’Italia ebbe, finalmente, una moderna legge antiusura che configurava con più precisione il reato, per renderlo più perseguibile e, soprattutto, per riconoscere nella vittima, una persona che aveva subito una grave offesa, degna, quindi, di attenzione e aiuto da parte dello Stato.

Oggi, a quattordici anni di distanza, con l’iniziativa No Usura Day, tenutasi a Roma il 21 settembre scorso, abbiamo deciso di trarre un bilancio su questa importante legge e, purtroppo, questo non può che essere in chiaroscuro. Continue reading ‘C’era una volta… La legge contro l’usura – di Bianca La Rocca’

Il trafficante di monnezza – di Giorgio Mottola

Giorgio Mottoladi Giorgio Mottola
Il trafficante di monnezza

Mandare i rifiuti all’estero (in Cina per esempio) sarà molto più semplice. Basterà affidarsi a un semplice intermediario o ad un commerciante. Nessuno dei due dovrà essere iscritto a un albo né avere un’autorizzazione specifica. E non sarà nemmeno obbligato a spiegare in che tipo di impianto finirà e a che processo di smaltimento sarà sottoposta l’immondizia ritirata. Sono questi gli effetti della bozza del ministero dell’Ambiente, in discussione questa settimana nelle Commissioni parlamentari, che modifica il decreto legislativo 152 del 2006, meglio conosciuto come Codice ambientale. La versione riveduta del testo unico recepisce la nuova direttiva europea in tema di smaltimento, risalente al 2008, e introduce il Sistri, il sistema di tracciabilità dei rifiuti. In teoria, la bozza scritta dai tecnici della Prestigiacomo ci allinea al resto dei Paesi della Ue. Ma in pratica, alcune norme non solo spiccano per una certa originalità, ma paiono semplificare, in senso tutt’altro che marginale, il traffico internazionale dei rifiuti.

Secondo l’articolo 188 del vecchio Codice ambientale, il produttore che doveva disfarsi dei propri scarti aveva possibilità circoscritte e ben definite. Li smaltiva da solo, li affidava a un ente pubblico di raccolta oppure a «terzi autorizzati ai sensi delle disposizioni recenti». Ovviamente poteva anche spedirli all’estero, ma seguendo una regolamentazione molto rigida. La nuova versione dell’articolo, viceversa, semplifica tutto il processo in un paio di righe. Dal momento in cui le modifiche entreranno in vigore, coloro che producono i rifiuti potranno comunque provvedere da soli al loro trattamento o affidarli a un soggetto pubblico, esattamente come diceva il vecchio Codice. Ma avranno anche nuove e “suggestive” scelte a disposizione. Potranno infatti affidare i propri scarti industriali «a un intermediario, o a un commerciante, o a un ente o impresa che effettua le operazioni di trattamento».

E qui c’è la prima, grande novità. Il ministero dell’Ambiente legalizza infatti la figura dell’intermediario nel settore dei rifiuti. «Un assoluto unicum dal punto di vista delle normative europee», spiega Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente. Dunque, per la prima volta in Europa,  ha piena dignità legale la figura del broker dell’immondizia. Chiunque potrà così disfarsi dei propri rifiuti speciali e pericolosi, mettendosi nelle mani di uno di questi intermediari affaristi che fanno il porta a porta tra le grosse aziende italiane e propongono lo smaltimento a prezzi stracciati.

Sia il commerciante che l’intermediario avranno come unico obbligo l’iscrizione al Sistri. Si tratta del nuovo sistema informatico, introdotto dall’ultimo governo Prodi, ma messo a punto durante la gestione Prestigiacomo, che dovrebbe tracciare il percorso del rifiuto: vale a dire che tra qualche mese il ministero (e non altri, visto che è sottoposto a segreto di Stato) dovrebbe essere in grado di sapere con certezza da dove parte un sacco di immondizia e dove va a finire. Sulla sua reale efficacia molti dubbi sono stati già sollevati. Tuttavia, anche se il Sistri funzionasse benissimo, verrebbe garantita la copertura esclusivamente sul territorio nazionale. Saremmo cioè in grado di seguire il percorso dei rifiuti dal momento in cui escono dalla fabbrica fino all’imbarco. Poi, il buio più assoluto. Degli scarti industriali presi in carico dal broker o acquistati dal commerciante si perderebbero completamente le tracce. E non si tratta di un problema da poco. Ieri, sono stati sequestrati a Treviso 250mila giocattoli costruiti con materiali tossici. Provenivano dalla Cina.

Per gli imprenditori del colosso asiatico i rifiuti che provengono dall’Occidente sono considerati come materia prima. Importare plastica o spazzatura è come acquistare petrolio a prezzi super agevolati. Lo dimostrano le decine di migliaia di container di rifiuti sequestrati nell’ultimo anno nei porti di TarantoGioia Tauro e Napoli. Gli scarti, infatti, vengono trasformati e rimessi nel ciclo di produzione senza adeguati trattamenti. «I teli di plastica utilizzati in agricoltura e quindi a contatto con agenti chimici e nocivi – racconta Claudia Salvestrini, direttrice del Consorzio Polieco – quando arrivano negli impianti cinesi vengono lavati superficialmente e macinati. È ovvio che, in questo modo, tutte le sostanze tossiche rimangono nel nuovo prodotto in cui quella plastica si è trasformata».

Le norme previste dal nuovo Testo unico preoccupano magistrati e forze dell’ordine che in questi anni hanno lavorato al contrasto del traffico internazionale dei rifiuti. È una battaglia che si combatte in punta di comma. I cinesi conoscono benissimo le norme italiane e sanno perfettamente come aggirarle. «È una battaglia che combattiamo ad armi impari – rivela un esponente delle forze dell’ordine che ha lavorato a lungo in questo settore – Spesso ci troviamo ad avere le mani legate. E proposte come questa che sta per passare in Parlamento ci rende tutto ancora più difficile». L’articolo 188 semplificherebbe infatti non di poco le cose a chi con i rifiuti intende farci affari. Abolendo l’obbligatorietà dell’iscrizione a un albo e il farraginoso percorso burocratico, che in questo caso però farebbe da argine, lascia pieno campo libero a intermediari e commercianti di rifiuti che  potrebbero non avere alcun interesse a un processo di smaltimento corretto.

Sulla modifica del decreto legge domani ci saranno le audizioni in Commissione ambiente delle organizzazioni ambientaliste e dei consorzi per il trattamento dei rifiuti. Potrebbe aprirsi su questo punto un fronte di battaglia. «Spero che queste modifiche non siano approvate – è l’auspicio di Claudia Salvestrini – Chi garantirebbe infatti sull’impianto dove  rifiuti dovrebbero arrivare? La Corte di Giustizia europea con una sentenza vieta di consegnare l’immondizia in impianti non idonei». In quanto decreto legislativo, la proposta della Prestigiacomo non sarà sottoposta a dibattimento parlamentare, saranno sufficienti i pareri delle Commissioni ambiente di Camera e Senato.

Giorgio Mottola
StrozzateciTutti.info
Questo articolo e’ stato pubblicato su Terra il 23 settembre 2010