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Messico e nuvole – di Luigi Sabino


Luigi Sabinodi Luigi Sabino
Messico e nuvole

In Messico da quattro anni si sta combattendo una guerra. In Italia di questa immensa tragedia che sta dilaniando il paese centroamericano, si sa poco o nulla. Solo poche righe di qualche agenzia, ogni tanto. Eppure è un conflitto senza esclusione di colpi in cui torture, decapitazioni e stragi sono quasi all’ordine del giorno. Ci sono le fosse comuni, i corpi sciolti nell’acido o inceneriti, ci sono intere famiglie massacrate. Ci sono i giornalisti morti per aver fatto il loro lavoro così come i giudici e i poliziotti, i cui corpi sono massacrati dalle armi automatiche.

Ci sono i morti, tanti morti, oltre 28.000.
E’ la guerra ai boss della droga.

Ismael “El Mayo” Zambada è uno di loro. Guida il cartello di Sinaloa, una delle organizzazioni più potenti.

Il governo messicano ha distaccato un’intera brigata dell’esercito per dargli la caccia, compresi alcuni reparti del GANFE, il corpo d’elite creato durante la rivolta del Chiapas. Anche gli americani lo vogliono. Lo accusano di essere uno dei principali responsabili del traffico di marijuana e cocaina verso gli USA e per questo hanno messo sulla sua testa una taglia di 5 milioni di dollari.

Per scovarlo tra le montagne della Sierra si stanno servendo non solo di elicotteri e aerei spia ma anche dei satelliti, gli stessi utilizzati per localizzare Osama Bin Laden. Anche in questo caso con scarsi risultati. Zambada è sempre un passo avanti ai suoi inseguitori perché conosce le montagne di Sinaloa come le sue tasche, ne conosce ogni sentiero, ogni pietra, ogni cespuglio perché come lui stesso afferma “la terra è sempre buona, il cielo no”.

Si sposta di continuo con tutta la sua numerosa famiglia e sempre circondato da un nugolo di guardaspalle armati di Kalashnikov, i “corni di capra” come li chiamano in Messico. Sono precauzioni indispensabili se si vuole sopravvivere nel mondo dei narcos messicani, un mondo in cui “El Mayo” vive da quarantaquattro anni.

La minaccia non viene soltanto dal governo di Felipe Calderon, il presidente che ha promesso di sradicare il narcotraffico con ogni mezzo a sua disposizione, ma anche dai “concorrenti” che non aspettano altro che occuparne il posto.

Qualche anno fa ci aveva provato anche Ramon Arellano Felix, uno dei capi del cartello di Tijuana, e considerato responsabile di almeno 300 omicidi. “El Mon”, com’era soprannominato dai suoi uomini, si era recato personalmente a Mazatlan per trovare e uccidere Zambada ma “El Mayo” fu più furbo. Dopo averlo fatto girare a vuoto per un paio di settimane lo fece uccidere da alcuni poliziotti che aveva sul suo libro paga.

Non sono diverse le vite degli altri due soci di Zambada, Joaquin “El Chapo” Guzman e Juan “El Azul” Esparagozza, le altre due teste dell’idra di Sinaloa. Anche loro sono braccati dalla DEA, dalla Procura Generale e da qualche migliaio di sicari al soldo dei cartelli nemici. Soprattutto Guzman. Le autorità messicane non gli perdonano lo smacco subito quando, nascosto in un furgone della lavanderia, evase dal carcere di Puente Grande.

Da allora nonostante i continui proclami su una sua imminente cattura “El Chapo” è diventato un fantasma. Tutti ne parlano ma pochi l’hanno visto.

Tra questi ultimi però vi sono i clienti di un ristorante di Puerto Vallarta ai quali “El Chapo” pagò il conto per scusarsi del sequestro dei telefoni cellulari da parte dei suoi uomini in modo da evitare che qualcuno fosse tentato di chiamare la polizia.

Chi invece ha perso la vita per un eccesso di cautela è Amado Carrillo Fuentes, il capo del cartello di Ciudad Juarez, la città che detiene il record mondiale degli omicidi. Conosciuto come il “Signore dei cieli” per la flotta di aerei che utilizzava per il narcotraffico, morì per i postumi di un’operazione di chirurgia estetica fatta per sottrarsi alle autorità. Il giorno dopo, l’intera equipe medica che l’aveva operato, fu torturata e uccisa.

Si potrebbe andare avanti per giorni perché la lista dei nomi è lunga, così come lungo è l’elenco delle loro imprese criminali. Questi sono solo alcuni dei protagonisti di questa guerra dimenticata. Ce ne sono ancora tanti, troppi.

Luigi Sabino
StrozzateciTutti.info

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