il nostro impegno civile contre le mafie



19 luglio 2011: Un anno! «Strozzateci Tutti Lab,
il nostro regalo di compleanno
»

«Candidature e codice etico: parole da prima Repubblica» di Nello Trocchia


Nello Trocchiadi Nello Trocchia
Candidature e codice etico: parole da prima Repubblica

Partiamo da due dichiarazioni. La prima sulla necessità di regolamentare le candidature: «I controlli sull’onestà degli amministratori comincino a partire della formazione delle liste. Abbiamo il decalogo dell’Antimafia, abbiamo anche una legge, eppure capita sempre spesso che qualche delinquente entri in lista».
La seconda sulle infiltrazioni alle ultime regionali: «Tra gli eletti alle ultime amministrative ci sono ‘infiltrazioni’ mafiose e ‘zone d’ombra’ riconducibili al fatto che ‘alcuni partiti e alcuni candidati alla presidenza delle Regioni non hanno vigilato come era richiesto e come era doveroso».

Le due dichiarazioni sono consequenziali. Eppure il dibattito sul codice etico sembra avere i toni della chiacchiera ferragostana. La prima frase risale al 1991, pronunciata dall’allora componente della Commissione Antimafia Luciano Violante. La seconda è di Fabio Granata, vicepresidente della commissione antimafia, rilasciata due giorni fa.

Sono passati 19 anni e la politica continua ad interrogarsi sulla necessità di autoregolamentarsi, continua a invocare il codice etico, continua a promettere sanzioni, esclusioni. Due decenni fa la commissione antimafia varò il codice di autoregolamentazione. Non servì a nulla, giunte che cadevano sotto i colpi della collusione: piani regolatori nelle case dei boss, consiglieri sequestrati, sindaci scelti dai clan, politici al servizio delle cosche, candidati buoni solo per le patrie galere (che non hanno mai visto, ndr). Solite scene, stesse parole. Tra le due prese di posizione un altro tentativo. Il codice etico sottoscritto dai partiti nel 2007 in commissione antimafia (presidente Francesco Forgione) in cui si prevedeva che persino un semplice rinviato a giudizio per reati gravi non potesse essere candidato alle elezioni amministrative (leggi il testo).

Si attende ancora il resoconto della Commissione per comprendere se quel codice è stato realmente applicato. Ma i nuovi commissari antimafia non potevano iniziare la loro attività proprio da questo punto, cioè avviando una verifica sull’applicazione del suddetto codice etico?
Certo, stando al codice sottoscritto qualcuno dovrebbe fare la valigia: Marcello Dell’Utri e Totò Cuffaro siedono in Parlamento e il primo ha fondato il partito di maggioranza di governo.
Ma, non è mai troppo tardi. A settembre si annunciano i risultati del codice etico e soprattutto i nomi dei candidati e dei partiti che hanno violato il patto di legalità. Ma tira una brutta aria. Le parole di Granata hanno trovato un muro.
Per Francesco Casoli, senatore Pdl: «Granata cambia casacca e sigla ma non atteggiamento. Anche oggi parla a vanvera e con la consueta ambiguità. Se ha davvero qualcosa di serio da dire muova chiare accuse e soprattutto faccia i nomi. Altrimenti la smetta una volta e per tutte di cercare pubblicità a buon mercato, su argomenti che sono troppo delicati per essere affrontati con la superficialità che gli è consueta».

Tornano alla mente le parole di Paolo Borsellino quando chiedeva ai partiti, nel 1989, pulizia: «Ma dimmi un poco, tu non ne conosci di gente che è disonesta, ma non è mai stata condannata? [...] però c’è il grosso sospetto che dovrebbe quantomeno indurre, soprattutto i partiti politici, a fare grossa pulizia, non soltanto essere onesti, ma apparire onesti, facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti anche non costituenti reati».
Se a livello locale non si rispettano i patti di legalità sottoscritti è il segno che da Roma e dai partiti arrivano indicazioni contrarie. Con una conseguenza. Sui territori candidare sospetti vale come indicazione per le consorterie locali e per i cittadini. Messaggio fin troppo chiaro: essere ed apparire onesti non premia.

L’intervista a Giorgia Meloni su Nicola Cosentino

Nello Trocchia
StrozzateciTutti.info

0 Commenti » “«Candidature e codice etico: parole da prima Repubblica» di Nello Trocchia”


  • Lascia un commento

Lascia un commento

» È NECESSARIO CONNETTERSI