di Andrea Meccia
Cento giorni a Palermo
Qualche sera fa, una piacevole sorpresa. Rai Storia mandava in onda in prima serata il film Cento giorni a Palermo (regia di Giuseppe Ferrara, 1984) e al termine della pellicola un breve approfondimento sulla morte del Generale Dalla Chiesa, estratto di una vecchia puntata del ciclo La Storia siamo noi. Questo piccolo pezzo della televisione pubblica ricordava nobilmente e sommessamente ai cittadini pagatori del canone quello che di terribile accadde il 3 settembre del 1982 a Palermo, quando la mafia uccise il prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, sua moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo.
di Sergio Nazzaro
I Campani
«La camorra, non voglio neanche parlarne,
non mi occupo di buffoni capaci perfino
di arruolare guardie municipali»
Tommaso Buscetta
(interrogatorio con Giovanni Falcone)
Mattia Sorrentino, vigile urbano di Mondragone riscuoteva il pizzo per il clan La Torre presso i commercianti del mercato. Federico del Prete lo denunciò e fu ammazzato il 18 febbraio del 2002. Il giorno dopo sarebbe cominciato il processo al vigile urbano Sorrentino.
Il 27 settembre del 2007 viene azzerato il Comando dei Vigili Urbani di San Cipriano: riunioni con pregiudicati, utilizzo privato di auto e cellulari. Utilizzo di cocaina. Inoltre l’accusa indica che: “Giuseppe Iovine con alcuni colleghi, tra cui lo stesso comandante, avrebbero costretto alcuni operatori economici della zona a versare loro somme di denaro, più volte con cadenza mensile”. Giuseppe Iovine è un ex vigile urbano sospeso fin dal 1995 dalla prefettura di Caserta. Ma soprattutto è il fratello di Antonio Iovine: reggente, con Michele Zagaria, del Clan dei Casalesi.
Aveva ragione Buscetta
Perché un blog collettivo quale Strozzateci Tutti apre un profilo su AgoraVox? Semplice, riteniamo che uno strumento di comunicazione di massa debba essere un collettore di informazioni ma anche uno strumento valido in grado di verificare e accreditare la notizia pubblicata. Una constatazione ancora più cogente visto che intendiamo occuparci di mafie.
Se fosse possibile condensare in un’immagine il nostro rapporto di collaborazione descriverei una di quelle scene cinematografiche in cui l’alternarsi dei primi piani mostra l’incrociarsi degli sguardi e subito dopo, allargando l’inquadratura, due volti sorridenti. È un gesto di fiducia reciproco nato da una comune intesa sulla libertà di pensiero e di parola.
di Pietro Nardiello
Forcella: l’impalcatura di Nunzio Giuliano
La criminalità organizzata controlla il territorio grazie alla propria forza militare, oppure attraverso una capillare oppressione delle attività economiche esigendo il racket, offrendo prestiti usurai oppure penetrando nell’economia legale piazzando sul mercato tutta una serie di prodotti, soprattutto generi alimentari, che si “consiglia” ai negozianti di vendere sbaragliando, così, ogni forma di concorrenza. C’è poi lo spaccio di sostanze stupefacenti, il contrabbando di sigarette, la prostituzione, il controllo delle slot machine e l’inquinamento dell’economia sociale.
di Vincenzo Ammaliato
Scene da un delitto
2 maggio 2008 | Il tribunale della camorra decide l’eliminazione fisica di Umberto Bidognetti e fa eseguire la sentenza da due killer che gli esplodono contro dodici colpi d’arma da fuoco, l’ultimo alla nuca. Sessantanove anni, incensurato. La sentenza è stata decisa ed eseguita non perché Umberto Bidognetti si è reso colpevole di uno sgarro al clan, oppure perché ha disatteso qualche aspettativa del boss di turno. Non è stato ucciso neanche per decidere e assestare le zone di controllo delle varie cosche.
di Marcello Ravveduto
Il peccato delle mafie: pentimento e conversione
La curia di Catanzaro-Squillace ha diffuso un comunicato in cui invita gli esecutori degli omicidi avvenuti nell’ambito della “faida dei boschi” a convertirsi. Nella nota si legge:
«Si può sfuggire al giudizio degli uomini, ma certamente non al giudizio di Dio che, tuttavia, non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva. Dio e’ sempre pronto a perdonare chi ha sbagliato, basta che si è disponibili ad accogliere il suo perdono. Il peccato che non potrà essere perdonato è la disperazione. Come potrebbe Dio perdonare chi non ha fiducia nella sua misericordia? Peccarono Pietro e Giuda: il primo rinnegandolo ed il secondo tradendolo col segno dell’amore, il bacio. Pietro ebbe fiducia nella misericordia di Dio e fu perdonato, Giuda non ebbe fiducia e, disperato, finì impiccato ad un albero di ulivo. Anche per gli assassini – conclude la curia metropolita – vi è una via di salvezza: la conversione, per ricevere il perdono da Dio e dagli uomini e non finire disperati»
Se ho ben capito gli ‘ndranghetisti si devono convertire per non morire disperati.
di Francesco Piccinini
Pupi, pupari, Pulcinella e guappi
E’ una storia che comincia a Palermo; no è una storia che comincia a Napoli; no è una storia, che forse, comincia a metà strada, sul traghetto che le collega ogni giorno: il “postale”, come lo chiama ancora mia nonna. E’ una storia di mafia e di camorra. E’ la descrizione di due mondi così simili e così diversi. Palermo e Napoli, capitali dello stesso regno, schiave di un male comune.
Ho vissuto per anni su una strada invisibile che univa Secondigliano a Bagheria, una strada che ha trasformato la mafia e la camorra in qualcosa che usciva dalle pagine dei giornali per diventare quotidianità.
di Luigi Sabino
Messico e nuvole
In Messico da quattro anni si sta combattendo una guerra. In Italia di questa immensa tragedia che sta dilaniando il paese centroamericano, si sa poco o nulla. Solo poche righe di qualche agenzia, ogni tanto. Eppure è un conflitto senza esclusione di colpi in cui torture, decapitazioni e stragi sono quasi all’ordine del giorno. Ci sono le fosse comuni, i corpi sciolti nell’acido o inceneriti, ci sono intere famiglie massacrate. Ci sono i giornalisti morti per aver fatto il loro lavoro così come i giudici e i poliziotti, i cui corpi sono massacrati dalle armi automatiche.
Ci sono i morti, tanti morti, oltre 28.000.
E’ la guerra ai boss della droga.
di Salvatore Cernigliaro
Palermo e il pizzo: prove di ribellione
Tutti conoscono la storia di Libero Grassi e la sua tragica fine (oggi ricorre il 19° anniversario), ma di imprenditori uccisi a Palermo dalla mafia c’è ne sono stati altri. Ne voglio qui ricordare due. Anno 1985: poco prima che la mafia decidesse l’attacco alla Polizia di Stato con gli omicidi di Beppe Montana, Ninni Cassarà e Roberto Antiochia, vennero assassinati due imprenditori. Il 27 febbraio: Pietro Patti, quattordici giorni dopo, il 13 marzo: Giovanni Carbone.
di Marcello Ravveduto
‘O capoclan: Dio, Camorra e Famiglia
Il 16 marzo di quest’anno il boss della ‘ndrangheta Pasquale Manfredi è stato “beccato” mentre era collegato a Facebook. La Repubblica scrive:
«Fatale per lui la sua passione per internet. Manfredi, infatti, aveva un profilo su Facebook e si faceva chiamare ‘Scarface’, come il trafficante di cocaina interpretato da Al Pacino nel film diretto da Brian De Palma. Per collegarsi usava una chiavetta».
Perché ci interessa questa notizia? Al di là delle modalità inusuali che hanno condotto alla cattura del latitante ciò che più colpisce è il manifestarsi di un nuovo scenario pieno di incognite: la penetrazione della mentalità criminale nei social network.
di Sergio Nazzaro
Le fioriture della Domitiana
— Foto storia #5 —
di Laura Aprati
Tempo di pomodori
www.malitalia.it
Quando arrivi in Molise hai l’impressione di essere in una regione tranquilla, serena, immune dal malaffare. Per molti è ancora parte dell’Abruzzo, così come era prima del 1970. Ma appena ti addentri ti rendi conto che la realtà è un’altra: imprese casertane che hanno in mano il mercato delle costruzioni. Siciliani che cercano rifugio nelle aree interne sperando di sfuggire agli ergastoli. E’ una regione cuscinetto, una testa di ponte tra la “Capitanata” foggiana e la provincia di Caserta.
di Sergio Nazzaro
Il Boomerang, la crack house di Castel Volturno
— Foto storia #4 —
di Giorgio Mottola
In onda su Telemafia
TerraNews.it | 21 agosto 2010
Sotto gli occhi di milioni di spettatori della Rai, le cosche della ‘ndrangheta si scambiavano messaggi cifrati. Nessuna sorpresa: da anni le mafie gestiscono e utilizzano radio e tv locali per comunicare.
«Tanti auguri alla mia cara zia Pasqualina. Nunzia»
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